DEBKAfile – sito d’informazione militare localizzato in Gerusalemme che fornisce informazioni e analisi su fatti terroristici, strategie militari e mosse politiche nel medio oriente – avrebbe rilasciato alcune news secondo le quali una cyber-jihad sarebbe stata dichiarata dai seguaci di Osama Bin Laden contro i maggiori obiettivi cybernetici occidentali. Le fonti delle news sarebbero però ignote.

In un comunicato in lingua araba rilasciato Lunedì 29 Ottobre, i seguaci di Osama Bin Laden avrebbero indetto l’inizio della Electronic-Jihad per Domenica 11 Novembre. In quel giorno, gli esperti di sicurezza informatica di Al Qaeda dovrebbero iniziare ad attaccare importanti siti web dell’Occidente, di nazionalità ebraica, israeliana e sciita.

Il primo giorno gli esperti dovrebbero testare le loro abilità contro 15 siti web già scelti e la guerra dovrebbe proseguire fino a quando centinaia di migliaia di pirati informatici islamici saranno entrati in azione contro un non meglio precisato numero di siti web anti-musulmani.

Sempre dalle stesse fonti, sembrerebbe inoltre che un e-mail-network impenetrabile sia stato configurato in maniera tale da poter coordinare le azioni di questa cyber-guerriglia.

Ora, se è vero che DEBKAfile non abbia mai brillato per attendibilità delle notizie comunicate (durante la guerra in Iraq nel 2003 comunicò che Saddam Hussein avrebbe utilizzato armi nucleari e biologiche) e che non è sicuramente la migliore tecnica di attacco quella di avvertire gli eventuali bersagli in anticipo, è altresì vero che gli attacchi DDoS verso importanti siti web internazionali siano aumentati in maniera vertiginosa durante questi ultimi mesi. Stiamo registrando una diffusione di nuovi malware – totalmente sconosciuti ai software antivirus – che desta pensiero, soprattutto perché spesso non fanno rumore e non vengono facilmente individuati.

Lo scopo degli attacker non è più quello di diffondere la propria creatura in tutto il mondo per far parlare di sé, anzi lo scopo è tutto l’opposto. Colpire in maniera precisa un limitato e circoscritto territorio, senza far troppo rumore, al fine di ottenere un certo numero di PC sotto il proprio controllo. Ottenere una botnet di decina di migliaia di pc, sparsi in tutto il mondo non è un’opera difficile, basti vedere come un’infezione come Gromozon si diffuse in maniera silenziosa per mesi.

Una botnet da almeno 25.000 zombie basta per mettere in crisi molti server e al momento sono tracciate botnet anche più numerose, secondo alcune statistiche i pc che potrebbero far parte di botnet sono un quarto dei pc connessi ad internet – circa 150 milioni.

Continuo a pensare che la prossima guerra mondiale sarà virtuale, almeno in parte.